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Il Santuario di Santa Lucia

Il santuario nel ‘700

Frattanto, verso la metà del `700, il santuario di S. Lucia diventa un vero e proprio centro di spiritualità.
Tanto che il villanovese Gian Andrea Bernardi, con testamento del 19 maggio 1750, destina una parte cospicua della sua eredità alla costruzione di un edificio appositamente destinato ad esercizi spirituali da realizzare accanto al santuario.

Contestualmente, il testatore precisa anche l'obbligo agli esercitanti di fare una visita tutti insieme alla cappella di S. Nicolao al termine o nel corso degli esercizi.

Accanto alla cappella di S. Nicola - prospiciente al "bricco delle vigne" - vi era l'antico cimitero di Villanova distrutto da una piena dell' Ellero all'inizio del 1800.
Ricordiamo che questo sito dell'antico cimitero di S. Nicolao è stato contrassegnato fino agli anni '60 da una grande croce in legno ed era meta delle "rogazioni" che generalmente si tenevano le tre mattine che precedevano la festa dell'Ascensione, quando le processioni dalla parrocchia di S. Lorenzo si dirigevano verso le cappelle di S. Giovanni nel Pasquero e dell'Annunziata, e a S. Nicolao, appunto, per l'antica presenza del luogo sacro.

Oltre all'aspetto devozionale la cosa interessante da notare è che intorno alla metà del `700 esisteva ancora l'antica chiesa di S. Nicola, patrono della prima Villanova e delle ville Graffiasco e Gragnasco, poste lungo il corso dell'Ellero e di probabili origini romane, i cui abitanti verso il 1200 o poco oltre, si sarebbero gradatamente spostati sul colle dove attualmente si trova il borgo medievale di S. Caterina.
In sostanza si tratta dell'attuale Villavecchia dove possiamo ammirare l'antica parrocchiale con le pareti delle navate impreziosite da stupendi affreschi quattrocenteschi e la splendida confraternita barocca di S. Croce, progettata dal Vittorie e costruita fra il 1755 e il 1764.
Tornando all'Opera Bernardi, sappiamo che non poté essere realizzata negli anni immediatamente successivi alla morte del benefattore (1750) e ancor meno nel periodo della rivoluzione francese e dell'occupazione napoleonica. 

Culto e attività pastorale

Sappiamo che il lungo braccio di edificio a loggiati venne costruito dal 1819 al 1825.
Nei due piani superiori ci sono venti camere che si aprono sugli ampi loggiati ad archi rivolti sul magnifico panorama della Valle Ellero.
E' una costruzione progettata appositamente per fare del Santuario un centro di spiritualità, per incontri di gruppi prevalentemente laici, per il raccoglimento intimo e riunioni comunitarie.
Le arcate sono rivestite di mattoni rustici a vista di gradevole effetto estetico e di suggestivo impatto emotivo.
La pratica degli Esercizi spirituali a S. Lucia conosce una splendida fioritura nella seconda metà del 700, durante l'episcopato di mons. Michele Casati (1753-1782), il vescovo "del catechismo e delle Missioni parrocchiali"; subisce una flessione nella seconda metà dell' 800, ma ebbe una ripresa negli anni '30 e nel periodo precedente il secondo conflitto mondiale soprattutto grazie all'opera dell'Azione Cattolica monregalese, molto attiva nell'animazione giovanile.
La ripresa dell'attività pastorale dell'Oasi di S. Lucia si deve soprattutto all'opera incessante delle suore Missionarie della Passione, il cui istituto religioso, fondato da Madre Margherita Lazzari nel 1936, ha la Casa Generalizia in Villanova alta presso la parrocchia di S. Caterina.
Una particolarità del Santuario di S. Lucia è costituita dalla festa patronale che non si svolge il 13 dicembre come stabilisce il calendario, ma il giorno di Pentecoste.
Il cambiamento delle festa patronale risale ai primi del `700 ed è dovuto soprattutto a fattori climatici che spesso a dicembre impedivano ai fedeli di raggiungere il santuario in processione lungo il viottolo di Monte Calvario.
Perché la scelta è caduta proprio sulla festività di Pentecoste? Intanto perché la stagione era più propizia, le giornate erano più calde e più lunghe e poi - ragione non secondaria - perché allora Pentecoste era considerata un po' una seconda Pasqua e la festività si protraeva anche al lunedì (come un secondo lunedì di Pasquetta) permettendo lo svolgimento delle processioni nei due giorni della festa e soprattutto una notevole affluenza di fedeli e visitatori.
Il lunedì di Pentecoste a S. Lucia arrivavano migliaia di persone a piedi o col "barocin" e più tardi - verso gli anni '30 - con le biciclette, per la tradizionale merenda sui prati e sotto gli alberi di Monte Calvario.
"Barocin" e biciclette - si contavano a migliaia - venivano sistemati nei prati sottostanti la rupe e, prima dell'ultima guerra, i proprietari pagavano rispettivamente 4 e 2 soldi per parcheggiare il mezzo l'intera giornata.
A piedi si percorreva la salita per il santuario e nessuno trascurava di visitare la grotta e di bagnarsi gli occhi con l'acqua "miracolosa" che stillava dalla roccia e in parecchie circostanze aveva contribuito ad ottenere improvvise guarigioni.
Per la festa di Pentecoste, ogni famiglia comprava per 5 soldi un mazzolino di "bamban-a" che cresceva abbondante sulle rocche fra Monte Calvario e Caporale e rappresentava un po' il simbolo della festa.
I ragazzini del posto andavano a raccoglierla, ne immergevano i soffici pennacchi nel verderame - quello usato normalmente in campagna per irrorare le viti e i pomodori - e ne traevano tonalità varianti dal verde al blu a seconda dell'intensità del colore.
Spesso anche chi non aveva potuto partecipare alla merenda di Pentecoste cercava di acquistarne un mazzolino per dimostrare agli amici di essere stato alla festa di S. Lucia.
Ma sul verde del pianoro antistante il santuario, tappezzato dai vivaci colori delle tovaglie, non c'erano soltanto le famiglie. Alla festa di Pentecoste non mancava mai la Banda Musicale e neppure l'asino del "sotrao" - il becchino comunale - che per tradizione era incaricato del trasporto delle damigiane di vino per i musici.
Aveva faticato non poco a salire fin sul piazzale del santuario con quel peso non indifferente, ma per la circostanza anche lui Ai piedi della salita piazzavano il ballo - forse una delle poche battaglie perse dai parroci, quella combattuta con strenua tenacia contro il ballo - e le giostre dei cavalli e delle barche.
Una giornata indimenticabile per tutti.
Ai nostri giorni la festa di S. Lucia si celebra ancora la domenica di Pentecoste, ma rispetto al passato è indubbiamente una festa in tono minore.
Resta comunque intatto il fascino di questo splendido santuario, ricco di fede, di storia e di leggenda, un edificio che ha svolto un ruolo di rilevante importanza nel periodo della lotta partigiana e tuttora luogo di ritrovo per tanti ragazzi seguiti nel periodo estivo dalle meravigliose suore Missionarie della Passione di S. Caterina.
Un edificio che per le sue caratteristiche davvero uniche non delude i visitatori e merita quelle urgenti cure di restauro di cui necessita.

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