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Il Santuario di Santa Lucia

Il trasferimento del Pilone

Con lo slancio dettato dall'entusiasmo religioso si decise di trasportare il pilone in una grotta naturale situata nella parete rocciosa che sovrastava la vallata. Un'impresa estremamente ardua e faticosa perché la parete calcarea non aveva sentieri o passaggi che consentissero la salita alla grotta. Eppure da quella grotta, apparentemente impossibile e alla quale prima di allora nessuno aveva prestato la minima attenzione, prese origine l'attuale santuario.
Non si trattava comunque della grotta che noi conosciamo, ma di una grotta più piccola, posta più in basso dell'attuale non ancora scoperta e ancora nascosta dalla roccia e dai cespugli.
Si diceva che all'interno di quella piccola grotta la pastorella miracolata avesse avuto altre visioni; l'evento assumeva proporzioni sempre più marcate e i fedeli accorrevano senza sosta.
Così, l'amministrazione della parrocchia di S. Caterina decise di far alzare qualche muro davanti alla grotta per costruire una sorta di cappella e per realizzare un modesto alloggio destinato ad un sacerdote che si fosse recato per qualche ufficiatura o per un custode.
Come si può facilmente intuire, riuscire a costruire un'opera muraria anche di ridotte dimensioni in quella posizione era un'impresa estremamente difficile per la scarsità di spazio a disposizione, la parete della roccia a strapiombo sul vuoto e la mancanza di vie d'accesso.
Frattanto si erano verificate altre guarigioni, soprattutto per malattie agli occhi, e il numero dei devoti che accorrevano alla grotta continuava a crescere.
Mentre i volontari rompevano la roccia con scalpelli e mazze per poter posare i basamenti dei muri, venne scoperta poco più in alto una seconda grotta ben più spaziosa della precedente e più adatta ad accogliere i pellegrini.
La seconda grotta che, di lì a poco, sarebbe diventata l'attuale santuario di S. Lucia.
Non sappiamo con certezza se l'antico venerato pilone sia poi stato trasportato nella cavità superiore o se sia rimasto ancora a lungo nella prima grotta, fatto sta che non ne è rimasto alcun residuo.
Secondo quanto scriveva nel 1893 il villanovese Delfino Orsi una parte dell'antico pilone, a quell'epoca, era ancora conservata alla destra dell'altare principale, ma si trattava di una parte molto frammentaria perché i fedeli spesso cedevano alla tentazione di portarsene via qualche pezzo per farne oggetto di culto e di venerazione.
La stessa struttura muraria della piccola cappella, con volta a crociera e abside a spicchi, sta a dimostrare che il piccolo vano doveva aver ospitato un tempo qualcosa di particolarmente considerato e venerato.
Ed è ragionevole pensare che si trattasse appunto dell'antico pilone.

La costruzione

Grazie all'apporto di volontari - che facevano le "roide" anche nei giorni festivi - viene realizzato un primo modesto fabbricato che pressappoco possiamo far corrispondere ai primi due piani dell'attuale edificio.
Dietro a questo primo fabbricato stava e sta tuttora la grotta piccola, quella inferiore in cui, come abbiamo detto, era stato collocato inizialmente il pilone.
Successivamente, quando il santuario venne ampliato per far fronte al crescente accorrere di pellegrini, questa grotta venne trasformata in una cisterna piuttosto ampia (4 metri di lunghezza e di altezza) e conserva tuttora l'acqua che filtra fra le rocce di Monte Calvario.

L'acqua è stata utilizzata fino al 1956, quando, finalmente, il santuario venne collegato alle tubazioni dell'acquedotto comunale.

Attualmente questa grotta-cisterna è stata murata per ragioni di sicurezza.
Come fosse strutturato il santuario, con la modesta struttura iniziale in basso e la grotta-chiesa più in alto, lo possiamo immaginare osservando una piccola lapide che è fissata ad una parete rocciosa dell'attuale grotta sul lato sinistro dell'ingresso.
Porta la data del 1588 e rappresenta indubbiamente il più antico e prezioso documento storico esistente nel santuario.
Il bassorilievo rappresenta la grotta con un altare sul quale è posata la statua di S. Lucia. Sotto si può vedere una gradinata serpeggiante che sale alla grotta-chiesa.
Da questa testimonianza, come pure dalla relazione del delegato pontificio mons. Gerolamo Scarampi, che, come è noto, aveva compiuto una visita apostolica nella diocesi di Mondovì nel 1582 - 1583, si può dedurre che la grotta-santuario, negli ultimi decenni del 500 fosse ancora aperta verso l' esterno ed esistesse solamente una scala (probabilmente in legno), per poter salire alla grotta.
L'edificio che doveva offrire ospitalità al sacerdote e ai pellegrini era ancora limitato ai piani bassi che comprendevano pure la prima grotta probabilmente ancora officiata al culto. Si pensa che la scala fosse di legno perché lo Scarampi nella sua relazione, consiglia di ripararla nelle parti rotte e ingiunge di costruirne una seconda in modo che nel giorno della festa di S. Lucia, i pellegrini potessero salire da una parte e scendere dall'altra, evitando "scandali e tumulti".
Sia la statua del bassorilievo che l'iscrizione della lapide offrono la possibilità di cogliere particolari interessanti. La statua della Santa siracusana era probabilmente in legno e di stile pagano, tant'è vero che il vescovo Castruccio nel 1590 ordina di sostituirla e di apporre con sollecitudine la statua in marmo che, ancora adesso, si può ammirare all'interno del Santuario.
La lapide infissa nella roccia della grotta testimonia la profonda gratitudine del celebre avvocato monregalese Clemente Vivalda - docente di diritto all'università di Torino - per l'aiuto celeste ricevuto nell'occasione di una causa che interessava la Città di Mondovì per una divisione dei corsi d'acqua, provenienti da Peveragno e da Beinette ed utilizzati per l'irrigazione dei campi.
Così il giureconsulto provvide a far apporre la lapide nella grotta per assolvere al voto che aveva fatto e ringraziare ad imperitura memoria S. Lucia per la grazia ottenuta. Ancora dalla relazione del 1583 di mons. Scarampi apprendiamo che allora la parrocchia di S. Caterina si estendeva praticamente su tutto il territorio dell'attuale Comune di Villanova e contava 3900 abitanti, e nella cappella di S. Lucia ricavata in una caverna vi erano 5 altari, ai quali si era soliti celebrare funzioni religiose in occasione della festa del 13 dicembre. Il fatto che l'avv. Vivalda scelga la grotta di S. Lucia per apporre la lapide-ricordo, testimonia in maniera autorevole l'importanza e il diffuso richiamo religioso che il santuario esercitava sulla gente.
Sono anni in cui il santuario della Madonna di Vicoforte non è ancora stato costruito e Santa Lucia di Villanova, per le apparizioni della Vergine e i miracoli che continuavano a verificarsi grazie all'intercessione della Santa Martire siracusana, si presentava come il luogo devozionalmente di maggior rilievo dell'intero arco monregalese.

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