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Storia di Villanova

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L’origine di Villanova è avvolta nella leggenda

Secondo Padre Basilio Orsi la Valle del fiume Ellero sarebbe stata abitata e coltivata da soldati romani già prima della nascita di Cristo.

II documento più antico, in cui si parla di Villanova, è un diploma dell'imperatore di Germania Ottone IV dell'anno 1210: essa sorgeva in località "San Nicolao", dal nome appunto del titolare dell'antica Chiesa, ed era in feudo ai Signori di Morozzo.

L’inondazione dell’Ellero

Il primitivo borgo venne interamente "corroso ed occupato" dal fiume Ellero, che in seguito ad una "grossa fiumana" non solo aveva cambiato il suo corso, ma ora scorreva fin sotto e dentro le mura dell'antica Parrocchiale. Sulle rovine della Chiesa fu poi edificata una Cappella dedicata al Santo Vescovo Nicolao, rasa al suolo da un'altra piena dell'Ellero nel 1900.

"Dopo l'inondazione e la distruzione che fece Ellero dell'antica Villanova", gli abitanti di questa e delle "ville" limitrofe, sia per difendersi dai nemici che per assicurarsi dalle inondazioni, si spostarono sulla collina addossata al Monte Momburgo (oggi Monte Calvario), dove già sorgeva una Chiesetta dedicata a Santa Caterina Vergine e Martire con accanto un Monastero di Suore. La chiesetta fu presto rimpiazzata da una più grande, Santa Caterina, mentre intorno prendeva forma quello che oggi è il borgo storico medievale di Villanova, Villavecchia.

Villavecchia cinta da mura

Il paese venne poi cinto di mura e, a partire dal 28 aprile 1369, venne dotato anche di una Fortezza detta Bastita (che oggi sopravvive nello stemma del Comune). L'accesso alla cittadella era consentìto solo attraverso tre porte con ponte levatoio: una a mezzodì, sotto il Castello, detta Porta Caterina; l'altra a settentrione detta Porta Garombo o del Fango; la terza a levante sopra al Rivelino detta Porta Bonna. II paese si estendeva però anche ampiamente fuori del recinto fortificato e comprendeva: la Riviera, il popolatissimo sobborgo del Pasquero, il quartiere Roatta, il Borgo di Branzola oltre aIle frazioni della campagna: Bongiovanni, Eula, Pasco e San Grato, Garavagna, Paganotti e Dossi, Roracco Soprano e Sottano.

La Chiesetta di Santa Carerina certo non poteva più contenere tutta la popolazione e, a partire dal 1309, venne ampliata allo scopo di contenere non solo gli abitanti del Capoluogo, ma anche quelli del piano e delle frazioni e gli stessi abitanti di Pianfei.

Posizione strategica, fortificazione, rapida crescita, tenacia, volontà di indipendenza (da Mondovì e non solo), resero da subito Villanova una realtà scomoda e un obiettivo interessante. Unita nella sorte a Mondovì, Villanova rimbalzò - a suon di successioni e assedi -  tra Visconti, Savoia, Angiò, Monferrato...

Nel 1368 cambiò signore per ben tre volte, finendo addirittura in dote al figlio del Re d'Inghilterra...

Assediata dai Savoia

Nel 1372, Villanova, che nel frattempo era passata sotto la dominazione di Galeazzo Visconti, subì un lungo assedio ed, espugnata, passò insieme con Mondovi', dapprima sotto Amedeo di Savoia, da lui a Ludovico d'Angiò e a Teodoro di Monferrato, per tornare nel 1396 - finalmente in pianta stabile - sotto il dominio di Casa Savoia-Acaja.

Nel 1540 Villanova venne ancora cinta d'assedio, ma mentre Mondovì cadeva nel le mani dei francesi, essa resistette con "mirabile costanza". Con Decreto 8 marzo 1544 il duca di Savoia premiava la fedeltà dei Villanovesi, provata con tanta tenacia, rendendo il paese "autonomo e indipendente da Mondovi'".

Incendiata dai Francesi

Ma ciò non valse a scoraggiare i Francesi che ancora nel 1.554 ritornarono all'assalto, circondarono la "Villa" da ogni parte, incendiando tutte le case man mano che avanzavano. Gli assedianti riuscirono anche a collocare nove pezzi di artiglieria sull'altura verso Monte Calvario e con questi si aprirono una larga breccia nel muro di cinta. Il Paese venne saccheggiato ed incendiato il 3 aprile 1554.

Caduta in mano ai Francesi, Villanova fu obbligata ad unirsi con Mondovi' ed il 23 maggio 1555 nella Chiesa Parrocchiale i capi famiglia firmarono l'atto di sottomissione al re di Francia.

Guerra tra madamisti e principisti

Il 5 ottobre 1620 il sig. Arduino di Clermont, signore di S. Giorgio, venne investito del contado di Villanova e delle sue dipendenze ed il 24 dicembre 1621 il duca Carlo Emanuele ne decretò la separazione da Mondovi'.

Al conte Arduino succedette nel 1626 Stefano Donzello, detto Bortega. Morto questi, il feudo passò a Giovanni Fausone suo nipote alla cui famiglia rimase per più di un secolo.

Durante la lunga lotta per il Ducato di Savoia - che contrappose in Piemonte i "madamisti" seguaci di Cristina di Savoia (la famosa Madama Reale) fautori di un'alleanza con la Francia, ai "principisti" seguaci del Cardinale Maurizio e del principe Tomaso di Carignano filospagnoli - in Villanova prevalse il partito a favore dei principi. Fiu così che la duchessa Cristina decise di assicurarsene il possesso inviando nell'estate del 1641 un reggimento francese col compito di impadronirsi a nome della duchessa di Villanova e dintorni. L'esercito, composto in massima parte da Ugonotti (eretici che ci ispiravano alle dottrine di Calvino), si stabilì sul pianoro di Caporale.

La leggenda di Trumè e Carlotta

Alla presenza degli Ugonotti, noti nel Monregalese con il nome di Marsini (forse perché provenivano in gran parte da Marsiglia) è legata la leggenda di Trumé e Carlotta.

Questi eretici, ladri e saccheggiatori di professione, dal di Caporale ("Pian d’Osmà") si spingevano a distruggere case, chiese e borgate intere.

Stanchi e disperati per i soprusi subiti i Villanovesi presero la decisione di sopprimerli tutti in una volta sola.

Si racconta che con il pretesto di fare festa tutti i Marsini furono invitati in paese, ma quando ormai il vino ed il sonno ne avevano offuscato la mente, al segnale convenuto : "il forno è caldo, fate il pane" urlato in dialetto per tutte le strade, si compì l’orrenda carneficina. Le figure popolari di Trumé e Carlotta, centrali nella leggenda, sono oggi le maschere di Villanova e un marchio di qualità.

La contesa con Roccaforte

Quando si fu liberata dagli Ugonotti, iniziò per Villanova un periodo di controversie e di liti, ricordiamo soltanto quella con Mondovi' per la gabella sul sale e quella con Roccaforte per lo sfruttamento dei boschi.

Il 19 luglio 1698 Villanova diventa comune autonomo con Decreto del duca Vittorio Amedeo di Savoia

Nel 1730, anche se era alquanto decaduta ed aveva cessato di essere Fortezza, Villanova era tuttavia "uno dei luoghi e comunità più grandi e riguardevoli di tutta la provincia di Mondovi'".

Nel periodo dal 1778 al 1892 Villanova divenne sede della Pretura Mandamentale dei comuni di Villanova, Pianfei e Roccaforte.

Il saccheggio dei soldati di Napoleone

Il 25 dicembre 1798 in Villanova, come in tutti i luoghi del Piemonte, sopraffatti e spadroneggiati dai Francesi, s'inaugurò la Repubblica.

Ma i Villanovesi, stufi di quel governo sfruttatore, si armarono e scacciarono i Francesi a viva forza. I Francesi, ritornati nel 1800, si vendicarono: uccisero 20 persone, saccheggiarono tutto il paese e bruciarono le scritture estratte dagli archivi comunali cancellando la storia del borgo.

Dal 1810 al 1814, con la fine della dominazione francese e la Restaurazione, Villanova tornò ai Savoia e il 30 giugno 1814 venne insediato il nuovo consiglio comunale.

Villanova

Dal 1814 in poi in Villanova il borgo inferiore acquistò sempre maggior importanza a discapito di quello superiore: vi furono trasferiti gli uffici pubblici e le scuole e, nell'arco del secolo e di quello seguente, il borgo inferiore assistette ad un importante sviluppo industriale.

La roccia calcarea abbondantissima nel nostro territorio ha alimentato i forni da calce. Numerose poi le cave per la ghiaia, giudicata la migliore del Piemonte. Le fabbriche di maiolica bianca (Musso, Salomone, Silvestrini), parecchie filande e alcune fornaci da mattoni, contribuirono a far conoscere il nostro lavoro non solo in Italia, ma anche in molti Paesi d’Europa e del mondo.

A fine '800 Villanova conosce anche il turismo, con l'apertura al pubblico della Grotta dei Dossi, il primo percorso speleologico d'Italia ad essere illuminato (nel 1893) con l'elettricità.

Conosciuta ed apprezzata un tempo per le sue ceramiche, le cave e le fornaci, Villanova ha saputo rigenerare, nel secolo scorso il proprio tessuto produttivo, che si è andato, come un sogno, concretizzando nell’area artigianale.

Grazie alla felice posizione di crocevia di fondovalle, Villanova sta anche diventando una significativa realtà commerciale. Un fitto calendario di fiere ed eventi rende conto della vitalità e dell'importanza anche dei settori tradizionali dell'agricoltura e dell'allevamento.

Sempre più attenta al proprio patrimonio artistico (vedi il restauro di Santa Caterina) e naturalistico (valorizzato con la Rete sentieristica) e consapevole della ricchezza dei dintorni, Villanova ha potenziato negli ultimi anni le capacità ricettive proponendosi, oltre che come meta, anche come comoda base per il turismo invernale ed estivo nelle Valli Monregalesi (sci e natura a soli 15 minuti).

Non possiamo dimenticare che Villanova Mondovì è Città decorata al Valore Militare per la Guerra di Liberazione ed è stata insignita della Croce di Guerra per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

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